Articolo 7 - Violazioni relative alle esportazioni

1. Chi effettua cessioni di beni senza addebito d'imposta, ai sensi dell'articolo 8, primo comma, lettera b) del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, relativo alle cessioni all'esportazione, è punito con la sanzione amministrativa dal cinquanta al cento per cento del tributo, qualora il trasporto o la spedizione fuori del territorio dell'Unione europea non avvenga nel termine ivi prescritto. La sanzione non si applica se, nei trenta giorni successivi, viene eseguito, previa regolarizzazione della fattura, il versamento dell'imposta.

2. La sanzione prevista nel comma 1 si applica a chi effettua cessioni a soggetti domiciliati o residenti fuori della Unione europea senza addebito d'imposta, ai sensi dell'articolo 38-quater, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, se non provvede alla regolarizzazione dell'operazione nel termine ivi previsto.

3. Chi effettua operazioni senza addebito d'imposta, in mancanza della dichiarazione d'intento di cui all'articolo 1, primo comma, lettera c), del D.L. 29 dicembre 1983, n. 746, convertito, con modificazioni, dalla L. 27 febbraio 1984, n. 17, è punito con la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento dell'imposta, fermo l'obbligo del pagamento del tributo. Qualora la dichiarazione sia stata rilasciata in mancanza dei presupposti richiesti dalla legge, dell'omesso pagamento del tributo rispondono esclusivamente i cessionari, i committenti e gli importatori che hanno rilasciato la dichiarazione stessa.

4. E' punito con la sanzione prevista nel comma 3 chi, in mancanza dei presupposti richiesti dalla legge, dichiara all'altro contraente o in dogana di volersi avvalere della facoltà di acquistare o di importare merci e servizi senza pagamento dell'imposta, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della L. 18 febbraio 1997, n. 28, ovvero ne beneficia oltre il limite consentito. Se il superamento del limite consegue a mancata esportazione, nei casi previsti dalla legge, da parte del cessionario o del commissionario, la sanzione è ridotta alla metà e non si applica se l'imposta viene versata all'ufficio competente entro trenta giorni dalla scadenza del termine per l'esportazione, previa regolarizzazione della fattura.

5. Chi, nelle fatture o nelle dichiarazioni in dogana relative a cessioni all'esportazione, indica quantità, qualità o corrispettivi diversi da quelli reali, è punito con la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento dell'imposta che sarebbe dovuta se i beni presentati in dogana fossero stati ceduti nel territorio dello Stato, calcolata sulle differenze dei corrispettivi o dei valori normali. La sanzione non si applica per le differenze quantitative non superiori al cinque per cento.

 

L'articolo 7 disciplina le sanzioni che conseguono alle violazioni relative alle esportazioni.

Il primo comma sanziona l'ipotesi di una cessione di beni per i quali non sia stata addebitata l'imposta ai sensi dell'articolo 8, lettera b), del D.P.R. 633/1972, se il trasporto o la spedizione di tali beni al di fuori del territorio dell'Unione Europea non avvenga entro i novanta giorni decorrenti dalla consegna dei beni. La sanzione prevista in tal caso oscilla tra il 50 e il 100% del tributo. Occorre inoltre sottolineare che l'esportazione deve essere convalidata da vidimazione apposta dall'ufficio doganale o dall'ufficio postale su un esemplare della fattura.

Tale sanzione, tuttavia, non viene irrogata qualora venga regolarizzata la fattura e venga versata l'imposta nei trenta giorni successivi alla scadenza dei novanta giorni a loro volta decorrenti, come ricordato, dalla consegna dei beni.

Il secondo comma irroga una sanzione analoga qualora ricorra l'ipotesi prevista nell'articolo 38-quater del D.P.R. 633/1972 e l'operazione non sia stata regolarizzata nei termini previsti dallo stesso articolo 38-quater.

Al riguardo, si ricorda che l'articolo suindicato (38-quater D.P.R. 633/1972):

  • è stato modificato dall'articolo 1, comma 1, della L. 18 febbraio 1997, n. 28;
  • prevede l'ipotesi delle cessioni a soggetti domiciliati o residenti fuori della Comunità Europea di beni per un importo complessivo, comprensivo di IVA, superiore a Lit. 300 mila, destinati all'uso personale o familiare, da trasportarsi nei bagagli personali fuori del territorio della Comunità stessa. Tali cessioni non sono soggette al pagamento dell'imposta, a condizione che:
  • sia emessa fattura a norma dell'articolo 21 del D.P.R. 633/72, recante anche l'indicazione degli estremi del passaporto o di altro documento equipollente;
  • i beni siano trasportati al di fuori della Comunità entro il terzo mese successivo alla consegna;
  • l'esemplare della fattura consegnato al cessionario sia restituito al cedente, con il visto della dogana di uscita dalla Comunità, entro il quarto mese dall'effettuazione dell'operazione di cessione.

In caso di mancata restituzione, il cedente deve provvedere a regolarizzare l'operazione entro il mese successivo a quello di scadenza del termine (in pratica, l'operazione deve essere regolarizzata entro il quinto mese dalla data di effettuazione dell'operazione).

A questo termine si riferisce il comma 2 in esame, quando parla della mancata regolarizzazione dell'operazione nei termini previsti dall'articolo 38-quater.

Ai sensi del primo periodo del terzo comma, è stabilita una sanzione (variabile tra il 100 e il 200% dell'imposta) per la effettuazione di operazioni senza addebito d'imposta in mancanza della dichiarazione d'intento, "fermo l'obbligo del pagamento del tributo".

Occorre sottolineare che la dichiarazione d'intento, prevista dall'articolo 1, primo comma, lettera c) del D.L. 746/1983, convertito dalla L. 27 febbraio 1984, n.17, risulta una delle condizioni per l'applicazione del comma 1, lettera c) e del comma 2 dell'articolo 8 del D.P.R. 633/1972.

Nella dichiarazione, che può riguardare anche più operazioni effettuate tra le stesse parti, deve essere indicato il proposito di effettuare acquisti o importazioni senza applicazione dell'imposta e la stessa deve essere consegnata o spedita al fornitore o prestatore, ovvero presentata in dogana, prima dell'effettuazione dell'operazione.

Ai sensi dell'articolo 2, comma 3, della L. 18 febbraio 1997, n. 28, "le dichiarazioni di intento ... per l'effettuazione di acquisti di beni e servizi senza applicazione dell'IVA, possono essere registrate in apposita sezione dei registri di cui agli articoli 23 e 24 del D.P.R. 633/1972", mentre, in precedenza, si prevedeva soltanto che "la dichiarazione ... redatta in duplice esemplare, deve essere progressivamente numerata dal dichiarante e dal fornitore o prestatore, annotata entro i quindici giorni successivi a quello di emissione o ricevimento in apposito registro tenuto a norma dell'articolo 39 del D.P.R. 633/1972 ... e conservata a norma dello stesso articolo ...".

Il secondo periodo del terzo comma, al contrario, conferma la disposizione già prevista nell'articolo 2, primo comma, seconda parte, del D.L. 746/1983, disponendo che saranno responsabili dell'omesso pagamento del tributo soltanto i cessionari, i committenti e gli importatori che abbiano rilasciato la dichiarazione in mancanza dei presupposti richiesti dalla legge.

Si ritiene che questa specificazione, riferendosi solo all'omesso pagamento del tributo, non riverberi i propri effetti anche nel campo sanzionatorio, nel quale continueranno a trovare applicazione le disposizioni generali sugli autori delle violazioni: in altre parole, l'aver previsto che dell'omesso pagamento del tributo rispondono esclusivamente i cessionari, i committenti e gli importatori che hanno rilasciato la dichiarazione in mancanza dei presupposti richiesti dalla legge, non significa anche che gli stessi soggetti risponderanno, esclusivamente loro, per le sanzioni applicabili nel caso in esame.

Il quarto comma deve essere integrato con l'articolo 2, comma 2, della L. 18 febbraio 1997, n. 28, ai sensi del quale:

"I soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall'articolo 1 del D.L. 29.12.1983, n. 746, convertito, con modificazioni, dalla L. 27.2.1984, n. 17, possono effettuare acquisti ed importazioni senza pagamento dell'imposta, in ciascun anno, nel limite dell'ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di cui agli articoli 8, primo comma, lettere a) e b), 8-bis e 9 del D.P.R. 633/1972, e successive modificazioni, delle cessioni intracomunitarie e delle prestazioni di servizi nei confronti di soggetti passivi di altro Stato membro, non soggette ad imposta a norma dell'articolo 40, comma 9, del D.L. 30.8.1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla L. 29.10.1993, n. 427, registrate a norma dell'articolo 23 del citato D.P.R. 633/1972 per l'anno solare precedente. I contribuenti possono assumere mese per mese come ammontare di riferimento quello delle cessioni e delle prestazioni anzidette registrate per i dodici mesi precedenti.".

Nel comma quarto dell'articolo 7 è prevista una sanzione variabile tra il 100 e il 200% dell'imposta ai danni di coloro che in assenza dei presupposti previsti dalla norma:

  • dichiarino, in dogana o all'altro contraente, il proposito, di cui al ricordato articolo 2 della L. 28/1997, di acquistare o di importare beni o servizi senza pagamento dell'imposta;
  • ovvero beneficino del c.d. plafond oltre i limiti spettanti.

La disposizione in esame ricalca quella dell'articolo 46, comma terzo, del D.P.R. 633/1972.

Ai sensi del secondo periodo del comma quarto, (che rinvia anch'esso - pur con qualche modifica lessicale - alla lettera dell'articolo 46 D.P.R. 633/1972), è statuito che la sanzione sia dimezzata qualora il superamento del limite spettante sia imputabile a mancate esportazioni da parte del cessionario o del commissionario.

Tale sanzione, viceversa, non è irrogata qualora si sia effettuato il pagamento dell'imposta al competente ufficio entro 30 giorni dalla scadenza del termine per l'esportazione, previa regolarizzazione della fattura.

Occorre inoltre evidenziare che, ai sensi dell'articolo 2 del D.L. 746/1983 " chiunque attesta falsamente all'altra parte contraente ovvero in dogana di trovarsi nelle condizioni richieste dalla legge per acquistare o importare beni o servizi senza pagamento dell'imposta sul valore aggiunto, è punito, oltreché con le sanzioni previste nel terzo comma dell'articolo 46 del decreto indicato nel comma precedente (il D.P.R. 633/1972), con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 5 a 10 milioni di lire. Se la falsa attestazione ha effetti di lieve entità si applica la reclusione fini a sei mesi o la multa fino a Lit. 5 milioni".

Il quinto comma sanziona l'ipotesi di infedele fatturazione e di infedele dichiarazione in dogana relative alle cessioni alle esportazioni e ripete, in sostanza, il quinto comma dell'articolo 46 D.P.R. 633/1972. La sanzione irrogata varia tra il 100 e il 200% dell'imposta prevista qualora la cessione dei beni avvenisse nel territorio dello Stato.

La differenza tra le quantità, qualità o corrispettivi reali rispetto a quelli fatturati o dichiarati su cui calcolare l'entità dell'imposta, è data:

  • dalle differenze dei corrispettivi dei beni indicati in fattura o dichiarati rispetto ai corrispettivi dei beni "reali" se la cessione fosse avvenuta nel territorio dello Stato;
  • dalle differenze dei valori normali dei beni fatturati o dichiarati rispetto ai valori normali dei beni "reali" se la cessione fosse avvenuta nel territorio dello Stato.

La sanzione di cui al quinto comma, qualora le differenze quantitative non superino il 5%, non è applicabile.

 

(Circolare 23/E del 25/1/1999)

Tratto da
LE LITI CON IL FISCO
di: Fernando Salvatore Cazzella, Massimo Conigliaro, Francesco Fabbiani, Maurizio Villani
a cura di Federico Maurizio d'Andrea e Fabrizio Petrucci