TITOLO II - IL PROCESSO
CAPO III - Le impugnazioni
Sezione II - Il giudizio di appello davanti alla Commissione Tributaria regionale

Articolo 53 - Forma dell'appello

1. Il ricorso in appello contiene l'indicazione della Commissione Tributaria a cui è diretto, dell'appellante e delle altre parti nei cui confronti è proposto, gli estremi della sentenza impugnata, l'esposizione sommaria dei fatti, l'oggetto della domanda ed i motivi specifici dell'impugnazione. Il ricorso in appello è inammissibile se manca o è assolutamente incerto uno degli elementi sopra indicati o se non è sottoscritto a norma dell'articolo 18, comma 3.

2. Il ricorso in appello è proposto nelle forme di cui all'articolo 20, commi 1 e 2, nei confronti di tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado e deve essere depositato a norma dell'articolo 22, commi 1, 2 e 3.

3. Subito dopo il deposito del ricorso in appello, la segreteria della Commissione Tributaria regionale chiede alla segreteria della Commissione provinciale la trasmissione del fascicolo del processo, che deve contenere copia autentica della sentenza.

 

L'appello. Con lo strumento processuale dell'appello non si procede solo all'esame della regolarità procedurale del giudizio di primo grado e della relativa sentenza, ma si investe il giudice del gravame anche di un vero e proprio riesame della controversia, nei limiti della domanda oggetto del processo, innanzi alla Commissione provinciale.

Contenuto. L'appello si propone a mezzo di ricorso che deve contenere, a pena di inammissibilità, l'indicazione:

1) della Commissione Tributaria regionale a cui è diretto;

2) dell'appellante e delle altre parti nei cui confronti è proposto il ricorso;

3) gli estremi della sentenza impugnata;

4) l'esposizione sommaria dei fatti;

5) l'oggetto della domanda;

6) i motivi specifici dell'impugnazione.

Numero 1. La Commissione Tributaria cui l'appello è diretto è, ovviamente, quella competente a norma del comma 2 dell'articolo 4.

Numero 2. Per quanto riguarda l'indicazione delle parti, va precisato che l'appello va proposto nei confronti di tutte le parti che hanno partecipato al processo di primo grado, comprese quelle eventualmente contumaci.

Numero 3. Gli estremi della sentenza impugnata, che devono essere indicati sono:

- la Commissione provinciale;

- la Sezione;

- il numero di registro delle sentenze;

- la data di pubblicazione della sentenza.

Le indicazioni di cui ai numeri 4, 5 e 6 costituiscono la parte pregnante dell'appello, in quanto delimitano l'ambito della controversia devoluta al giudice di secondo grado. Essi sono tra loro interdipendenti, nonostante trovino un'autonoma posizione all'interno dell'atto, in quanto dalla esposizione sommaria dei fatti il giudice trae conoscenza della materia stessa oggetto dell'appello. Dalla indicazione della domanda questi individua il fine per il quale il giudizio è proposto; dall'esposizione dei motivi valuta le ragioni, in fatto ed in diritto, che legittimano la richiesta dell'appellante.

Oggetto della domanda e motivi dell'appello fanno sì che la controversia sia devoluta alla cognizione della Commissione regionale (vedi commento all'articolo 18).

Numero 4. Nell'indicare l'esposizione sommaria dei fatti si deve fornire una narrazione della vicenda che consenta al giudice dell'appello di conoscere quanto necessario, al fine del riesame della controversia. Si dovranno, pertanto, illustrare sia le fasi storiche antecedenti l'instaurazione del giudizio (ad esempio, tempi e modi del ricevimento della notificazione dell'atto impugnato) che la storia processuale vera e propria.

Numero 5. Particolare attenzione va prestata all'indicazione dell'oggetto della domanda che trova un primo limite nelle richieste formulate in primo grado. Innanzi alla Commissione Tributaria regionale, infatti, non si potrà chiedere l'annullamento di parti dell'atto impositivo non espressamente impugnate innanzi alla Commissione provinciale, così come non è possibile proporre eccezioni nuove che non siano rilevabili d'ufficio nel giudizio d'appello (articolo 57).

L'oggetto della domanda deve essere illustrato con la massima analiticità, in quanto la mancata indicazione di alcuno dei suoi elementi comporterebbe l'acquiescenza su quelle parti del dispositivo della sentenza impugnata, di cui non si chiede espressamente la riforma.

Numero 6. I motivi dell'appello sono direttamente correlati all'oggetto della domanda nella funzione di elementi giustificativi della stessa. Devono essere esposti con estrema precisione, sia in quanto costituiscono la imprenscindibile base del convincimento del giudice, sia perché tutte le questioni ed eccezioni non accolte in primo grado, se non specificamente riproposte nell'atto d'appello, si intendono rinunciate (articolo 56).

Inammissibilità. Gli elementi propri dell'atto introduttivo di cui si é appena illustrata natura ed oggetto, hanno una tale rilevanza da rendere necessaria la sanzione della inammissibilità dell'atto stesso, nell'ipotesi di loro mancanza o assoluta incertezza; medesima sanzione è prevista per la irrituale sottoscrizione dell'atto di appello. In merito all'inammissibilità dell'appello ed alle modalità della sua sottoscrizione, in considerazione della sostanziale corrispondenza di quest'ultimo con il ricorso di primo grado, si ritiene sufficiente quanto già detto a commento dell'articolo 18, commi 3 e 4.

Un caso di inammissibilità che ribadisce l'importanza dei motivi di appello e della puntuale valutazione del contenuto della sentenza è quello affrontato dalla decisione n. 5367 della Commissione Centrale Sezione VII del 2 novembre 1998; in questa decisione la Commissione afferma la inammissibilità dell'appello che non proponga gravami nei confronti di tutte le motivazioni della sentenza impugnata che sarebbero ciascuno autonomamente sufficienti a reggere la motivazione della decisione nella sua interezza. Nel caso in cui, cioè, l'appello non sia neppure astrattamente idoneo al successo per incompletezza delle censure mosse alla sentenza impugnata, esso è inammissibile.

Modalità di proposizione. Ai commi 2 e 3 sono disciplinate le modalità di proposizione del ricorso in appello a mezzo del rinvio alle norme applicabili al ricorso di primo grado. L'appellante dovrà, quindi, procedere alla notificazione a norma dei commi 1 e 2 dell'articolo 20 e successivamente provvedere alla costituzione in giudizio a norma dell'articolo 22 nella segreteria della Commissione regionale adita.

Anche nei confronti del contumace. Si sottolinea, al riguardo, che è necessario procedere alla notificazione del ricorso in appello anche nei confronti della parte che in primo grado è stata dichiarata contumace; la lettera del comma 2 è, infatti, inequivoca nel riferirsi a tutte le parti che hanno partecipato al giudizio e non soltanto a quelle che vi si sono costituite.

Modalità di costituzione. Il ricorso in appello non deve essere depositato presso la segreteria della Commissione che ha emesso la sentenza impugnata ma, come detto, nella segreteria della Commissione regionale.

In merito alle modalità di costituzione dell'appellante, è da notarsi come la norma in esame limiti il rinvio ai primi tre commi dell'articolo 22, escludendo dal richiamo il comma 4, che disciplina le modalità operative della costituzione.

Fascicolo di parte. Al riguardo, si ritiene che l'appellante possa comunque depositare l'appello notificato in apposito fascicolo contenente le eventuali produzioni documentali, anche in copia fotostatica, elencate in apposito indice a norma dell'articolo 24, comma 1. Non si vede, infatti, come le parti possano provvedere, nella concreta vita processuale, alla produzione di nuovi documenti (consentita dall'articolo 58, comma 2) al di fuori di un fascicolo di parte corrispondente a quello previsto dal comma 4 dell'articolo 22.

Il comma 3. Infine, l'articolo in rassegna, al comma 3, norma di esclusivo interesse procedimentale, prevede un obbligo a carico della segreteria della Commissione regionale di richiedere alla Commissione provinciale la trasmissione del fascicolo del processo, nonché copia autentica della sentenza.

Proposta di modifica legislativa dell'Avv. Maurizio Villani. La costituzione in giudizio sia del ricorrente (art. 22 D.Lgs. n. 546 cit.) sia della parte resistente (art. 23 D.Lgs. cit.), anche nella fase d'appello (art. 53, secondo comma, e 54 D.Lgs. cit.), avviene mediante "deposito" degli atti, "brevi manu", nella segreteria della Commissione Tributaria adita (in tal senso, Commissione Tributaria provinciale di Pisa - Sez. I, con le sentenze n. 442 del 31/12/1997 e n. 73 del 31/03/1998 e Commissione trib. provinciale di Livorno - Sez. V, con la sentenza n. 403 del 16/01/1998, in "Bollettino trib.", 1999, 1145; contra, Commissione trib. regionale del Veneto, Sez. XIII, con la sentenza n. 1 del 14/05/1997, in "Bollettino trib.", 1998, 620).

Questo termine presuppone la consegna materiale degli atti, senza la possibilità di potersi avvalere del servizio postale, e ciò determina gravi disagi (principalmente economici) alle parti private, che non hanno l'organizzazione degli Uffici pubblici, soprattutto nella fase dell'appello.

Infatti, tutte le Commissioni tributarie regionali hanno sede presso i capoluoghi di regione, spesso molto distanti dai capoluoghi di provincia (per es., Lecce dista da Bari circa 150 Km), anche perché la L. 18/02/1999 n. 28 (art. 35, che ha introdotto all'art. 1 del D.Lgs. n. 545/92 il comma 1-bis), sino ad oggi, non è stata totalmente attuata.

Per non rendere eccessivamente oneroso il diritto di difesa, è necessario prevedere che il "deposito" possa attuarsi anche a mezzo posta, in plico raccomandato, senza busta, con avviso di ricevimento; in tal caso, il "deposito" s'intende effettuato al momento della spedizione, nelle forme sopra indicate (come, peraltro, oggi, è consentito per il ricorso introduttivo, ai sensi dell'art. 20, secondo comma, D.Lgs. n. 546 cit.).

Tratto da
LE LITI CON IL FISCO
di: Fernando Salvatore Cazzella, Massimo Conigliaro, Francesco Fabbiani, Maurizio Villani
a cura di Federico Maurizio d'Andrea e Fabrizio Petrucci