Articolo 2 - Sanzioni in materia di imposta sulle successioni e donazioni

1. Al testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 37, comma 3, la parola "soprattasse" è sostituita dalle seguenti: "sanzioni amministrative";

b) all'articolo 38, comma 1, primo periodo, le parole "delle soprattasse e pene pecuniarie" sono sostituite dalle seguenti: "delle sanzioni amministrative";

c) all'articolo 39, comma 1, e all'articolo 41, comma 1, le parole ", delle soprattasse e delle pene pecuniarie" sono sostituite dalle seguenti: "e delle sanzioni amministrative";

d) l'articolo 50 è sostituito dal seguente:

"Art. 50 (Omissione della dichiarazione). - 1. Chi omette di presentare la dichiarazione della successione, quella sostitutiva o la dichiarazione integrativa è punito con la sanzione amministrativa dal centoventi al duecentoquaranta per cento dell'imposta liquidata o riliquidata dall'ufficio. Se non è dovuta imposta si applica la sanzione amministrativa da lire cinquecentomila a lire due milioni.";

e) l'articolo 51 è sostituito dal seguente:

"Art. 51 (Infedeltà della dichiarazione). - 1. Chi omette l'indicazione di dati o elementi rilevanti per la liquidazione o riliquidazione dell'imposta o li indica in maniera infedele, ovvero espone passività in tutto o in parte inesistenti, è punito con una sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento della differenza di imposta. La stessa sanzione si applica, con riferimento all'imposta corrispondente, a chi rilascia o sottoscrive attestazioni o altri documenti rilevanti per la determinazione delle passività deducibili contenenti dati o elementi non rispondenti al vero. - 2. La sanzione di cui al comma 1 non si applica relativamente all'imposta corrispondente al maggior valore definitivamente accertato dei beni e dei diritti diversi da quelli indicati nell'articolo 34, comma 5, se il valore accertato non supera di un quarto quello dichiarato. - 3. Se l'omissione o l'infedeltà attengono a dati o elementi non incidenti sulla determinazione del tributo, si applica la sanzione amministrativa da lire cinquecentomila a lire due milioni. La stessa sanzione si applica per la mancata allegazione alle dichiarazioni dei documenti prescritti o dei prospetti rilevanti ai fini della liquidazione delle imposte ipotecaria e catastale, di bollo, delle tasse ipotecarie e dell'imposta sostitutiva di quella comunale sull'incremento di valore degli immobili, ovvero nel caso di inesattezza o di irregolarità dei prospetti medesimi. La sanzione è ridotta alla metà se si provvede alla regolarizzazione nel termine di sessanta giorni dalla richiesta dell'ufficio.";

f) l'articolo 53 è sostituito dal seguente:

"Art. 53 (Altre violazioni). - 1. L'erede o il legatario, al quale sono stati devoluti beni culturali, è punito, nei casi previsti nell'articolo 13, comma 4, con la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento dell'imposta o della maggiore imposta dovuta ai sensi dell'articolo 32 o dell'articolo 35, in dipendenza della inclusione dei beni nell'attivo ereditario o della esclusione della riduzione d'imposta di cui all'articolo 25, comma 2. - 2. Chi viola i divieti stabiliti dall'articolo 48, commi da 2 a 4, o non adempie all'obbligo di cui al comma 5 dello stesso articolo, è punito con la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento dell'imposta o della maggiore imposta dovuta in relazione ai beni e ai diritti ai quali si riferisce la violazione. - 3. In caso di violazione delle disposizioni di cui all'articolo 48, comma 6, i soggetti ivi indicati ovvero quelli indicati nel successivo comma 7, nonché i concedenti o i depositari, sono puniti con la sanzione amministrativa da lire cinquecentomila a lire quattro milioni, del pari applicabile a chi:

a) non ottempera alle richieste dell'ufficio o comunica dati incompleti o infedeli;

b) dichiara di non possedere, rifiuta di esibire o sottrae all'ispezione documenti o scritture, ancorché non obbligatori, dei quali risulti con certezza l'esistenza;

c) rifiuta di sottoscrivere l'attestazione di cui all'articolo 23, comma 3, di consegnare agli obbligati alla dichiarazione i titoli delle passività o non permette che ne sia fatta copia autentica, di consegnare o di rilasciare agli stessi gli estratti e le copie autentiche di cui all'articolo 23 e all'articolo 30, comma 1. - 4. La sanzione indicata nei commi 2 e 3 è raddoppiata per la violazione di obblighi o di divieti posti a carico di pubblici ufficiali o di pubblici impiegati, ovvero di banche, società di credito o di intermediazione o dell'Ente poste italiane. Fino a prova contraria, si presume che autori della violazione siano i legali rappresentanti delle banche, società o enti.";

g) l'articolo 54 è sostituito dal seguente:

"Art. 54 (Determinazione della sanzione pecuniaria). - 1. Nella determinazione della sanzione commisurata all'imposta o alla maggiore imposta, questa è assunta al netto delle riduzioni e delle detrazioni di cui agli articoli 25 e 26.";

h) l'articolo 52 è abrogato.

 

L'articolo 2 del D.Lgs. 473/1997, dopo aver stabilito che, agli articoli 37, comma 3, 38, comma 1, 39, comma 1 e 41, comma 1, del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, le parole "soprattasse e pene pecuniarie" sono sostituite dal riferimento alle "sanzioni amministrative", interviene sul Capo VIII dello stesso D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, statuendo:

  • la modifica degli articoli 50, 51, 53 e 54;
  • l'abrogazione dell'articolo 52 che disponeva la sanzione per l'omissione ed il tardivo pagamento, prevedendo una soprattassa pari al 20% dell'imposta non pagata, ridotta alla metà nel caso in cui il pagamento fosse avvenuto entro trenta giorni dalla scadenza del termine naturale.

Le modifiche all'articolo 50

L'attuale articolo 50 del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, a differenza del precedente, sanziona esclusivamente la "omessa presentazione di dichiarazione", prevedendo la sanzione amministrativa dal 120 al 240% dell'imposta liquidata o riliquidata dall'ufficio.

Ai fini sanzionatori, l'omessa presentazione rileva per la:

  • dichiarazione di successione;
  • dichiarazione sostitutiva;
  • dichiarazione integrativa.

E' ovvio che, nei tre casi considerati, la base su cui commisurare la sanzione amministrativa varierà, essendo rapportata:

  • nel caso di omessa presentazione della dichiarazione di successione, all'imposta liquidata dall'ufficio, ai sensi degli articoli 27 e 35 del D.Lgs. 346/1990;
  • se è stata omessa la dichiarazione sostitutiva, all'imposta riliquidata dall'ufficio, ai sensi dell'articolo 27;
  • se è stata omessa la dichiarazione integrativa, alla maggiore imposta liquidata dall'ufficio, ai sensi dell'articolo 27 e 28, comma 6, del D.Lgs. 346/1990.

Raffrontando il nuovo articolo 50 con la sua precedente versione, emerge come non siano più previste sanzioni per la tardività nella presentazione delle dichiarazioni: ciò è comprensibile se si tiene conto dell'applicabilità delle norme sui principi generali in materia sanzionatoria ed in particolare dell'articolo 13 del D.Lgs. 472/1997.

Resta da ricordare che, se dalla dichiarazione non emerge imposta dovuta, l'omessa presentazione della dichiarazione comporta l'applicazione di una sanzione amministrativa da Lit. 500.000 a Lit. 2 milioni: anche se non è stato riportato l'inciso che si rinviene nella precedente versione del comma 1 dell'articolo 50, è da ritenersi che l'omessa presentazione della dichiarazione rilevi, anche in questo caso, solo in presenza di beni ereditari.

Le modifiche all'articolo 51

L'articolo 51 del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 sanziona l'infedeltà della dichiarazione. E' bene subito precisare - e, anche in questo caso, è d'ausilio il raffronto con la precedente versione dell'articolo 51 - che sebbene la norma non ripeta esplicitamente la sua applicabilità alla dichiarazione di successione, sostitutiva o integrativa, il fatto che i tre tipi di dichiarazioni siano in essa ricomprese emerge direttamente dal riferimento testuale alla liquidazione o riliquidazione dell'imposta.

Il primo comma dell'articolo 51 sanziona, specificamente:

  • l'omessa indicazione di dati e elementi rilevanti per la liquidazione o riliquidazione dell'imposta;
  • l'infedele indicazione di dati e elementi rilevanti per la liquidazione o riliquidazione dell'imposta;
  • l'esposizione di passività in tutto o in parte inesistenti.

In tutti questi casi, la sanzione amministrativa applicabile va dal 100 al 200% della differenza di imposta.

L'ultimo periodo del primo comma dell'articolo 51 prevede, a sua volta, che "la stessa sanzione si applica, con riferimento all'imposta corrispondente, a chi rilascia o sottoscrive attestazioni o altri documenti rilevanti per la determinazione delle passività deducibili contenenti dati o elementi non rispondenti al vero".

Poiché la disposizione da ultimo ricordata non brilla certo per chiarezza, si ritiene che dall'interpretazione letterale della stessa emerga la volontà del legislatore di continuare a sanzionare la falsità delle attestazioni o degli altri documenti che incidono sulla determinazione dell'imposta.

In questi casi, la sanzione applicabile va dal 100 al 200% ed è commisurabile alla quota parte dell'imposta di successione non pagata avvalendosi delle false attestazioni o dichiarazioni (almeno questo è il significato che si ritiene di attribuire all'espressione "la stessa sanzione si applica, con riferimento all'imposta corrispondente").

Per l'unitarietà del contesto, inoltre, si ritiene che, una volta scelta la percentuale sanzionatoria applicabile nei confronti di chi ha direttamente evaso l'imposta di successione (ad esempio, il 125% della differenza di imposta), nella normalità dei casi la stessa percentuale (ad esempio, del 125%) debba essere applicata anche nei confronti di chi abbia rilasciato o sottoscritto attestazioni o altri documenti rilevanti per la determinazione delle passività deducibili contenenti dati o elementi non rispondenti al vero, poiché, almeno in astratto, la volontà di far evadere appare equivalente a quella di evadere e, quindi, non sembra poter essere sanzionata in misura differente.

Il secondo comma dell'articolo 51 introduce una differenziazione tra i beni e i diritti di cui all'articolo 34, comma 5, del D.Lgs. 346/1990 e gli altri beni e diritti che rilevano ai fini dell'imposta di successione, ricalcando, in qualche misura, la disciplina dell'articolo 71 del T.U. dell'imposta di registro.

In particolare:

  • se la differenza attiene ai beni e ai diritti di cui all'articolo 34, comma 5 - che riguarda gli immobili, i terreni (tranne quelli per i quali gli strumenti urbanistici prevedono la destinazione edificatoria), i fabbricati, la nuda proprietà e i diritti reali di godimento sugli immobili stessi, iscritti in catasto con attribuzione di rendita - la sanzione amministrativa dal 100 al 200% si applica sull'imposta corrispondente al maggior valore accertato, qualunque sia, rispetto a quello dichiarato,
  • se la differenza attiene a beni e diritti diversi da quelli di cui all'articolo 34, comma 5, la stessa sanzione amministrativa si applica solo nel caso in cui il maggior valore accertato superi di un quarto quello dichiarato.

Anche in questo caso, sono possibili due interpretazioni:

  • da un lato, si potrebbe essere indotti a ritenere che, nel momento in cui il valore definitivamente accertato superi di un quarto quello dichiarato, la sanzione si applichi sull'imposta commisurata all'intera differenza;
  • dall'altro lato, si può ritenere che la sanzione debba essere comunque commisurata solo all'imposta corrispondente alla parte di valore che superi di un quarto quello dichiarato (in questo caso, sarebbe concessa una sorta di franchigia sanzionatoria pari, appunto, ad un quarto del valore dichiarato).

Si ritiene che, tenendo conto anche della precedente - più chiara - versione dell'articolo 51, comma 2 ("Nella commisurazione della pena pecuniaria per infedeltà della dichiarazione non si tiene conto della parte della maggiore imposta corrispondente alla differenza, se non superiore al quarto del valore accertato, tra il valore accertato e il valore dichiarato dei beni e dei diritti diversi da quelli indicati nell'articolo 34, comma 5"), sia preferibile questa seconda interpretazione e, di conseguenza, che non si debba tener conto della parte della maggiore imposta corrispondente ad un quarto del valore dichiarato.

Il terzo comma dell'articolo 51 prevede l'applicazione di una sanzione da Lit. 500.000 a Lit. 2 milioni per i casi di:

  • omessa indicazione di dati e elementi non rilevanti per la liquidazione o riliquidazione dell'imposta;
  • l'infedele indicazione di dati e elementi non rilevanti per la liquidazione o riliquidazione dell'imposta;
  • mancata allegazione, alle dichiarazioni, dei documenti prescritti o dei prospetti rilevanti per la liquidazione delle imposte ipotecaria e catastale, di bollo, delle tasse ipotecarie e dell'imposta sostitutiva di quella comunale sull'incremento di valore degli immobili;
  • allegazione, alle dichiarazioni, di prospetti inesatti o irregolari, rilevanti per la liquidazione delle imposte ipotecaria e catastale, di bollo, delle tasse ipotecarie e dell'imposta sostitutiva di quella comunale sull'incremento di valore degli immobili.

In tutti i casi sopra previsti, la sanzione è ridotta alla metà (quindi, va da Lit. 250.000 a Lit. 1 milione), se si provvede alla loro regolarizzazione entro sessanta giorni dalla richiesta dell'ufficio.

Con riferimento all'articolo 51, la Relazione di accompagnamento evidenzia - in realtà, in maniera molto laconica - che "oltre a distinguere le fattispecie cosiddette di evasione da quelle inerenti a errori non incidenti sulla determinazione del tributo, sanziona, tenuto conto delle previsioni introdotte dal dl n. 79 del 1997, convertito nella L. n. 140 del 1997, la mancata allegazione alla dichiarazione dei prospetti rilevanti per la determinazione delle imposte ipotecaria e catastale, di bollo, delle tasse ipotecarie e dell'imposta sostitutiva di quella comunale sull'incremento di valore degli immobili, equiparando a questa fattispecie l'infedeltà o inesattezza dei dati indicati nei prospetti medesimi".

Le modifiche all'articolo 53

L'articolo 53 del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 continua a prevedere le altre violazioni.

Il primo comma si occupa dell'erede o del legatario al quale siano stato devoluti beni culturali.

Ai fini di una migliore comprensione, è da ricordare che:

  • ai sensi dell'articolo 13, primo comma, del D.Lgs. 346/1990, "i beni culturali di cui agli articoli 1, 2 e 5 della L. 1 giugno 1939, n. 1089 e all'articolo 36 del D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409 sono esclusi dall'attivo ereditario se sono stati sottoposti al vincolo ivi previsto anteriormente all'apertura della successione e sono stati assolti i conseguenti obblighi di conservazione e protezione";
  • ai sensi dell'articolo 13, quarto comma, del D.Lgs. 346/1990, "l'alienazione in tutto o in parte dei beni di cui al comma 1 prima che sia decorso un quinquennio dall'apertura della successione, la loro tentata esportazione non autorizzata, il mutamento di destinazione degli immobili non autorizzato e il mancato assolvimento degli obblighi prescritti per consentire l'esercizio del diritto di prelazione dello Stato determinano l'inclusione dei beni nell'attivo ereditario ...";
  • ai sensi dell'articolo 25, comma 2, del D.Lgs. 346/1990, "se nell'attivo ereditario sono compresi beni immobili culturali di cui all'articolo 13, non sottoposti anteriormente all'apertura della successione al vincolo previsto nell'articolo 2 della L. 1 giugno 1939, n. 1089, l'imposta dovuta dall'erede o legatario al quale sono devoluti è ridotta dell'importo proporzionalmente corrispondente al cinquanta per cento del loro valore ...".

Su questa base, l'articolo 53, primo comma, prevede la sanzione amministrativa dal 100 al 200% dell'imposta o della maggiore imposta dovuta ai sensi degli articoli 32 o 35, da applicarsi nei confronti dell'erede o del legatario nel caso in cui, non venendo osservate le prescrizioni imposte dagli articoli ricordati, si determina:

  • l'inclusione dei beni nell'attivo ereditario;
  • l'esclusione della riduzione d'imposta di cui all'articolo 25, comma 2.

Il secondo comma dell'articolo 53 sanziona la mancata osservanza delle disposizioni emanate dall'articolo 48, commi 2, 3, 4 e 5 in base al quale:

  • gli impiegati dello Stato e degli enti pubblici territoriali ed i pubblici ufficiali, con esclusione dei giudici e degli arbitri, non possono compiere atti relativi a trasferimenti per causa di morte, se non è stata fornita la prova della presentazione, anche dopo il termine di cinque anni di cui all'articolo 27, comma 4, della dichiarazione di successione o dell'intervenuto accertamento d'ufficio, e non è stato dichiarato per iscritto dall'interessato che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione. I giudici e gli arbitri devono comunicare all'ufficio del registro competente, entro quindici giorni, le notizie relative a trasferimenti per causa di morte apprese in base agli atti del processo;
  • i debitori del defunto ed i detentori di beni che gli appartenevano non possono pagare le somme dovute o consegnare i beni detenuti agli eredi, ai legatari e ai loro aventi causa, se non è stata fornita la prova della presentazione, anche dopo il termine di cinque anni di cui all'articolo 27, comma 4, della dichiarazione della successione o integrativa con l'indicazione dei crediti e dei beni suddetti, o dell'intervenuto accertamento in rettifica o d'ufficio, e non è stato dichiarato per iscritto dall'interessato che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione. I debitori del defunto devono comunicare per lettera raccomandata all'ufficio del registro competente, entro dieci giorni, l'avvenuto pagamento dei crediti di cui all'articolo 12, lettere d) ed e);
  • le aziende e gli istituti di credito, le società e gli enti che emettono azioni, obbligazioni, cartelle, certificati ed altri titoli di qualsiasi specie, anche provvisori, non possono provvedere ad alcuna annotazione nelle loro scritture né ad alcuna operazione concernente i titoli trasferiti per causa di morte, se non è stata fornita la prova della presentazione, anche dopo il termine di cinque anni di cui all'articolo 27, comma 4, della dichiarazione della successione o integrativa con l'indicazione dei suddetti titoli, o dell'intervenuto accertamento in rettifica o d'ufficio, e non è stato dichiarato per iscritto dall'interessato che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione;
  • le dichiarazioni di inesistenza dell'obbligo di presentare la dichiarazione della successione ricevute dai soggetti, di cui ai commi 2, 3 e 4, devono essere trasmesse entro quindici giorni all'ufficio del registro competente.

Tali violazioni sono punite con la sanzione amministrativa dal 100 al 200% dell'imposta o della maggiore imposta dovuta in relazione ai beni o diritti cui si riferisce la violazione.

In realtà, non può farsi a meno di evidenziare:

  • da un lato, come l'attuale formulazione della norma in commento ripeta, in modo quasi pedissequo, la precedente versione dell'articolo 53, secondo comma, che rapportava la pena pecuniaria all'imposta o alla maggiore imposta dovuta o che sarebbe stata dovuta in relazione ai beni e diritti ereditari ai quali si riferiva la violazione;
  • dall'altro, come sia difficile comprendere quali siano i beni e i diritti cui commisurare l'imposta da applicare e su cui, di conseguenza, determinare la sanzione.

In merito, un'interpretazione della norma che evidenzi la base cui commisurare la sanzione può essere data:

  • nell'ipotesi di cui all'articolo 48, comma 2, dall'imposta o dalla maggiore imposta applicabile ai beni trasferiti, in assenza della prova della presentazione della dichiarazione di successione o della dichiarazione per iscritto dell'interessato che la dichiarazione non doveva essere presentata;
  • nell'ipotesi di cui all'articolo 48, comma 3, dall'imposta o dalla maggiore imposta applicabile sulle somme pagate o sui beni consegnati, in assenza della prova della presentazione della dichiarazione di successione o integrativa con l'indicazione dei crediti e dei beni suddetti o della dichiarazione per iscritto dell'interessato che la dichiarazione non doveva essere presentata;
  • nell'ipotesi di cui all'articolo 48, comma 4, dall'imposta o dalla maggiore imposta applicabile sui titoli, in assenza della prova della presentazione della dichiarazione di successione o integrativa con l'indicazione dei titoli stessi o della dichiarazione per iscritto dell'interessato che la dichiarazione non doveva essere presentata.

Per l'ipotesi di cui all'articolo 48, comma 5, tuttavia, non si comprende proprio a cosa possa rapportarsi l'imposta o la maggiore imposta dovuta, atteso che, come ricordato, la fattispecie ivi prevista stabilisce soltanto che le dichiarazioni di inesistenza dell'obbligo di presentare la dichiarazione della successione ricevute dai soggetti, di cui ai commi 2, 3 e 4, devono essere trasmesse entro quindici giorni all'ufficio del registro competente.

In questo caso non vi è il riferimento, nemmeno indiretto, a beni o diritti il cui valore potrebbe rappresentare la base per il calcolo dell'imposta o della maggiore imposta, trattandosi solo, come evidente, dell'omissione dell'obbligo di trasmettere all'ufficio del registro le dichiarazioni di inesistenza dell'obbligo di presentare la dichiarazione, rilasciate, peraltro, dal soggetto interessato che è, ovviamente, diverso, da quello su cui incombe l'obbligo della successiva trasmissione all'ufficio del registro competente.

In merito, la Relazione di accompagnamento puntualizza che "non si è invece ritenuto di accogliere l'osservazione della Commissione parlamentare riguardante la riformulazione dell'articolo 53 del D.Lgs. n. 346 citato, perché è sembrata sufficiente un'attenta lettura del testo per comprendere correttamente le fattispecie disciplinate".

Si ricorda che, ai sensi del quarto comma dello stesso articolo 53:

  • la sanzione di cui al secondo comma è raddoppiata per la violazione di obblighi o di divieti posti a carico di pubblici ufficiali, pubblici impiegati, banche, società di credito o di intermediazione, Ente poste italiane;
  • fino a prova contraria, si presume che autori della violazione siano i legali rappresentanti delle banche, società o enti.

Il terzo comma dell'articolo 53 prevede, a sua volta, una sanzione amministrativa nel caso di violazione delle disposizioni dell'articolo 48, commi 6 e 7, a carico dei concedenti o dei depositari sicurezza.

Quest'ultimo prevede che l'apertura delle cassette di sicurezza, nonché di armadi, casseforti, borse, valigie, plichi e pacchi chiusi depositati presso banche o altri soggetti che esercitano tale servizio, può avvenire solo se i concessionari abbiano apposto precedentemente la loro firma, con l'indicazione della data e dell'ora di apertura, su apposito registro tenuto dai concedenti in forma cronologica e se abbiano dichiarato per iscritto sullo stesso registro che le eventuali altre persone che possono aprirle sono tuttora in vita.

La mancata osservanza delle disposizioni di cui all'articolo 48, commi 6 e 7, comporta l'applicazione della sanzione amministrativa da Lit. 500.000 a Lit. 4 milioni, applicabile ai soggetti ivi indicati, nonché ai concedenti ed ai depositari.

La stessa sanzione amministrativa si applica a carico di chi:

  • non ottempera alle richieste dell'ufficio del registro;
  • ottempera alle richiesta dell'ufficio, comunicando dati incompleti o infedeli;
  • dichiara di non possedere, rifiuta di esibire o comunque sottrae all'ispezione documenti o scritture, ancorché non obbligatori, dei quali risulti con certezza l'esistenza. In merito, la Relazione di accompagnamento precisa che "è sembrata superflua anche la richiesta precisazione della rilevanza, sul piano fiscale, che devono avere i documenti dei quali è disconosciuto il possesso o rifiutata l'esibizione o è sottratta l'ispezione";
  • rifiuta di sottoscrivere l'attestazione di cui all'articolo 23, comma 3, relativa alla sussistenza dei debiti alla data di apertura della successione;
  • rifiuta di consegnare agli obbligati alla dichiarazione i titoli delle passività o non permette che ne sia fatta copia autentica;
  • rifiuta di consegnare o rilasciare agli obbligati alla dichiarazione gli estratti e le copie autentiche dei documenti attestanti i debiti (articolo 23) e dei documenti da allegare alla dichiarazione (articolo 30, comma 1).

Anche in questo caso, ai sensi del quarto comma dell'articolo 53:

  • la sanzione di cui al terzo comma dello stesso articolo è raddoppiata per la violazione di obblighi o di divieti posti a carico di pubblici ufficiali, pubblici impiegati, banche, società di credito o di intermediazione, Ente poste italiane;
  • fino a prova contraria, si presume che autori della violazione siano i legali rappresentanti delle banche, società o enti.

Le modifiche all'articolo 54

Il nuovo articolo 54 del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 ripete il comma 3 del precedente testo prevedendo che l'imposta o la maggiore imposta, che costituisce la base di riferimento per la determinazione delle sanzioni, si considera al netto delle riduzioni e delle detrazioni di cui agli articoli 25 e 26.

 

(Circolare n. 267/E/1998/180046 del 19/11/1998)

Tratto da
LE LITI CON IL FISCO
di: Fernando Salvatore Cazzella, Massimo Conigliaro, Francesco Fabbiani, Maurizio Villani
a cura di Federico Maurizio d'Andrea e Fabrizio Petrucci